#1. Prese di coscienza improvvise
E’ che non sono psicologicamente preparata né all’interrogazione di storia dell’arte di domani, né al compito di filosofia né all’idea di doverti perdere di nuovo. Però me ne sto qui: né provo ad aprire libro, né mi do tregua da certi pensieri.
Io vorrei concentrarmi, davvero. Vorrei ma continuo a tormentarmi. Non sono pronta ad affrontare di nuovo certi momenti. Non sono pronta a passare tre mesi in tua completa assenza, lontana da qualsiasi tua notizia, dovendo fingere di non starci male, dovendo fingere che tu non sia mai esistito.
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[…] Potevi guardarla negli occhi e contarle le illusioni, una ad una.
Era quello il problema, era quella la fregatura. Lei credeva di potersi chiudere in se stessa: si lasciava guardare negli occhi da pochi, pensava di potersi tenere stretta certe emozioni, credeva in chissà quali assurdità quando incrociava lo sguardo di qualcuno ed invece, non capiva che quando gli altri si fermavano ad osservarla, stavano soltanto leggendo i suoi sogni per poi tenerla in pugno. Quella ragazza era soltanto un accumulo di false speranze e propositi insensati. Nient’altro.
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A volte ci penso, sai, ed ogni volta sono sicura che se non fossi stata così innamorata di te, probabilmente le cose sarebbero andate meglio. Magari se non fossi stata così emotivamente coinvolta, saremmo stati piú vicini, io e te. Magari sbaglio, eppure, ho la costante sensazione che se non ti avessi mai amato tanto, forse l’avresti fatto tu. É che la vita è buffa, si prende sempre gioco dei nostri desideri. Come si dice, l’ironia della sorte? Io sono più per un destino dal sarcasmo pungente, proprio come il tuo. […]
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Non potevo chiedere niente di meglio. Ho degli amici ed una sorella che sono tutto ciò di cui ho bisogno e di cui non potrei mai fare a meno: è straordinario ed inaspettato vedere quest’affetto sincero, vedere qualcosa che probabilmente non merito. Altro non posso che essergliene infinitamente grata, sperando di riuscire a dimostrarlo sempre. Altro non posso che essere felice di poter connservare un buon ricordo di questi diciassette anni in un assurdo venerdì 17. […]
[…] Alice odiava i compleanni. Non sopportava proprio l’idea di dover essere al centro dell’attenzione, di doversi dimostrare allegri, spigliati e soddisfatti a tutti i costi. Si sentiva in colpa nei confronti di chi le stava accanto: apprezzava tutti gli sforzi ma il solo avvicinarsi del giorno del suo compleanno la metteva tremendamente a disagio e cominciava a provare nausea. Era irritante il fatto di dover festeggiare comunque, quando ogni anno, l’unica persona con cui avrebbe voluto trascorrere la giornata, non era mai al suo fianco.
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Perché il mio amore è sempre per chi non può o non vuole ricambiarlo?
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